lunedì 13 giugno 2011

Sull'amore

A 30 anni tiro le prime somme sull’amore e l’innamoramento, due concetti che mi aleggiano nella testa da sempre e sui quali credo ognuno abbia una sua personalissima opinione e non esista una visione unica. Ecco qua la mia, chissà se rileggendola fra qualche decennio avrò da ridire.. io spero di sì, che la vita mi sorprenda in tante cose, anche sull’amore… anzi, soprattutto sull’amore, che credo sia il motore della nostra esistenza, ciò che ci rende meravigliosamente complicati e ci avvicina alla parte migliore che c’è dentro ognuno di noi.

Dopo questo immenso preambolo veniamo a noi, “sull’amore”….

Tirando le somme, sono giunta alla conclusione che ci siano due tipi di amore: l’innamoramento e l’Amore.

L’innamoramento è uno strano e affascinante meccanismo che scatta contro ogni volontà ed ogni buon senso, che ti fa partire il parasimpatico che scarica, fuori controllo, endorfina a palla, producendo quella meravigliosa droga endogena che ti inebria il cervello, ti imbambola i pensieri ed ha lo sconfinato potere di tramutare ogni cosa in oro… beh non proprio ogni cosa, quanto piuttosto l’oggetto amato, che riluccica, risplende di una patina di diamanti liquidi ed ha il profumo delle rose, il gusto della cioccolata e la consistenza del velluto. Il mondo scompare ed esiste solo la persona amata, isolata in una campana di cristallo che ne risalta ogni meraviglioso particolare e ti sfuoca la vista quando provi ad avvicinarti per osservarla meglio.

E’ una vera droga. Che ti fa toccare le stelle, ti fa sentire capace di imprese impossibili, di realizzare ogni tuo sogno, di superare ogni ostacolo.

Forse proprio perché affonda le radici nelle nostre mancanze che bruciano, che dolgono perché hanno sete di essere colmate, l’innamoramento ci inebria ogni senso.

Ma come ogni droga, alla lunga dà assuefazione. Così, nonostante non ti faccia più toccare il cielo con un dito non puoi nemmeno pensare di farne a meno. Allora sei disposto a tirare fuori il peggio di te per averne una dose, mosso dal terrore di poter perdere la persona amata. E allora rubi, inganni, uccidi, ti svendi per rimanerci aggrappato. E la sua presenza è necessaria per non farti cadere nell’oblio, nel terrore del vuoto, dell’abisso e della voragine che prima solo intuivi ma che adesso percepisci in ogni istante perché sono sempre stati dentro di te.

E ti illudi che questa droga sia necessaria per vivere e non ti accorgi che ti ammazza, ti rovina la vita nel momento in cui vivi solo in funzione di essa.

A 30 anni credo di poter dire di aver vissuto a pieno cosa significhi essere innamorati fino a morirne. A morire logorati da una droga che ormai non inebria più e dà solo dipendenza.

E poi c’è l’Amore.

Che è tutta un’altra storia. Che non è manco lontano parente dell’innamoramento. Perché se l’innamoramento è la ciliegia, l’amore è la torta, se l’innamoramento è il sorriso, l’amore è la gioia, se l’innamoramento è l’adrenalina, l’amore è l’aria che ti serve per vivere.

L’amore non luccica, l’amore riscalda. Non è la vernice sopra lo sporco, l’amore è la cura. L’amore non ti fa scegliere il male per una dose, l’amore ti fa scegliere ciò che è difficile ma necessario. L’amore è il mattoncino alla base della casa, è la forza che ti fa sentire migliore, completo, felice anche nella malinconia. L’amore lo senti, perché ti rende ricco nel momento in cui doni. E’ ciò che ti rende completo senza la brama dell’altro. E’ ciò che ti fa scegliere l’altro anche per i suoi difetti, specialmente per quelli. L’amore moltiplica in modo esponenziale. E’ la forza che ti fa scalare la montagna e che ti fa guardare indietro con orgoglio e gioia. L’amore non distorce l’altro, lo spoglia. Lo spoglia delle corazze lucenti e lo accudisce una volta che è nudo. L’amore non ti fa sentire vulnerabile, ti fa sentire forte. Ti fa crescere i muscoli con la fatica. L’amore è l’energia che ti fa vivere e che ti fa sentire vivo, non per un attimo, ma in ogni attimo.

Sono contenta di aver conosciuto entrambi e non vedo l’ora di sorprendermi, giorno dopo giorno, sull’amore.

martedì 14 aprile 2009

un piccolo frammento di cuore

Avrei dovuto scrivere almeno un post al mese dall'apertura del blog.
Avrei dovuto scrivere, come post successivo, un'illuminazione che ho promesso di condividere con più persone possibili.

Ma sono un'incostante. Cambio idea, mi stufo presto delle cose. Lo so lo so lo so. E poiché gli "avrei dovuto" al momento sono ciò che mi stufano di più, non farò nulla di tutto ciò nemmeno adesso e pubblicherò invece una lettera che non ho mai spedito e che ho scritto in un altro tempo. Poiché non ho mai capito se "avrei dovuto" spedirla o tenerla per me, la metto qui, come un pezzo di me.

Lettera ad un amico

Le cose cambiano, continuamente.

Mi hanno sempre terrorizzata, i cambiamenti. Le cose non saranno perfette, ma il futuro potrebbe essere peggiore e allora perché rischiare?

Per anni sono stata divisa nei sentimenti che provavo per te. Non sono riuscita ad odiarti e non sono riuscita nemmeno a volerti bene sul serio.
L’affetto è sempre stato offuscato da un rancore che ho cercato in tutti i modi di reprimere, di costringermi a non provare.
Spesso mi sono domandata come fosse possibile che dopo tanti anni, ancora il tuo pensiero mi tormentasse e mi lasciasse l’amaro in bocca.

È incredibile come il rimuginare sia fuorviante e le cose arrivino ad avere senso solo quando si smette di cercare di cambiare la realtà e si comincia a cambiare il modo in cui la si guarda. Un po’ la storia del cucchiaio di matrix, no?

Quando non riesci ad essere felice indipendentemente dagli altri, gli altri diventano dei mezzi per realizzare te stesso e finisci per non vedere cosa sono realmente, ma solo ciò di cui hai bisogno per essere felice.
Amare qualcuno di cui si ha bisogno per essere felici è amare solo noi stessi.E se quel qualcuno se ne va, non possiamo fare altro che odiarlo, perché odiare noi stessi sarebbe troppo doloroso.

Nonostante avessi questa consapevolezza da tempo e sapessi che il problema stava nel modo in cui ti vedevo, e non in quello che era capitato tra noi, mi mancava un tassello, mi mancava quella tessera del mosaico capace di far quadrare tutti i pezzi.Mi mancava di trovare cosa mi rendesse felice. Quando trovi quello, puoi smettere di affidare agli altri la responsabilità della tua felicità. E l’ho trovata per caso, credo. Per tentativi ed errori. E una volta trovata, il mosaico si è completato senza aver bisogno di incastrare i pezzi con la forza.

Mi mancava di piacermi per quella che sono, mi mancava di cominciare ad apprezzarmi con i miei veri difetti e di smettere di credere che la felicità se la meritino solo le persone perfette.
Avevo bisogno di te perché affidavo a te il compito di farmi sentire speciale e quindi meritevole di essere felice. Quando non mi sono più sentita speciale, non ho potuto fare altro che odiarti.
È sorprendente come i cambiamenti nella vita di ognuno di noi abbiano ripercussioni su cose impensabili. Come il battito della farfalla a Pechino scateni un temporale all’altro capo del mondo.

Negli ultimi mesi sono cambiate tante cose in me.

Non sono diventata un’illuminata, non ho raggiunto la pace dei sensi, non sono diventata una persona più buona, né una persona più giusta. Ho solo intrapreso un viaggio, nel quale sto imparando a volermi bene per la persona che sono realmente, per i miei veri pregi, ma soprattutto per quei difetti che per anni ho nascosto agli altri perché ritenevo inaccettabili per me stessa.
Non ho scoperto la formula magica per essere felici, perché ciò che rende felice ognuno di noi cambia da persona a persona. Non ho alcun merito, solo la fortuna di essere incappata nella strada giusta.

Ed è nel momento in cui non ho avuto più bisogno di te per essere felice, che sono diventata libera di volerti bene.

In questa calda notte di fine estate mi sei venuto in mente e mi sono trovata a sorridere di una gioia sincera: per la tua vita, indipendentemente da quello che è accaduto nella mia…mi sono resa conto di volerti bene.. di volerti bene, finalmente, sul serio. Indipendentemente da quello che tu possa pensare di me, o da quello che tu provi nei miei confronti!

Mi sarebbe piaciuto potertele dire a voce queste cose, ma ancora non ho imparato a sbloccare quel freno che metto in automatico quando devo esprimere ciò che provo.
Il cammino è lungo e confido che un giorno riuscirò a fare anche questo: libera di esprimere quello che provo, oltre a quello che sono. D’altronde, se il tempo non ci desse la possibilità di migliorarci, invecchiare sarebbe un bello schifo! E io voglio invecchiare bene!!

Le cose cambiano, continuamente.
È il bello della vita.

Un abbraccio sincero

Fra

martedì 8 luglio 2008

Corsica 2007 - The Odissey

Potete trovare online il trailer dell'attesissimo film che uscirà presto nelle nostre sale e che racconta le peripezie di un serio informatico e di un medico specializzando nel loro pellegrinaggio in bicicletta nella Corsica selvaggia.

Corsica 2007 - The Odissey

venerdì 27 giugno 2008

La bambina

Qualcuno (più d’uno in realtà), mi ha tacciato di adolescente. Anche di infante, se vogliamo esser sinceri.
Sarà perché dimostro 15 anni, perché nel tempo libero faccio le acrobazie come i bambini di 7, vedo i telefilm come le liceali e perché a 28 anni continuo a studiare?

Chissà.

Non ho mai desiderato ardentemente crescere. Ok, sì, a 15 anni tentavo di spacciarmi per 18enne - anche se all’epoca era già tanto se riuscivo a convincere gli altri che ne avevo realmente 15 e non facevo ancora le elementari - ho pregato che finalmente queste maledette tette crescessero ed ho paura che ormai dovrò demordere… ma in linea di massima, non mi è mai piaciuta particolarmente l’idea di “diventare grande”, assumermi le mie responsabilità, affrontare i conflitti della vita quotidiana..

nnnah, non è roba per me.

Un po’ la mia autostima risente di questo etichettamento che comincia a convincere pure me.

E’ ora che tu abbandoni l’adolescenza! Il mondo degli adulti ha regole diverse da quello dei bambini e se vuoi farne parte devi rispettarle!

Sì, ma che palle.
E’ così maledettamente divertente ruzzare, essere ingenui, prendere con leggerezza le avversità, ridere quando tutti intorno sono dannatamente seri.
Non mi drogo, non fumo e non bevo. Non uso alcun palliativo “adulto” per fuggire dalla noia quotidiana.
Preferisco mantenermi bambina. Se devo scegliere tra l’essere un’adolescente felice o un’adulta depressa, beh, scelgo la prima.
Arriverà anche il momento di crescere.. ma almeno, quando arriverà, mi troverà col sorriso.

E ora basta scrivere stronzate, devo fare un livello col mago bloodelf, così al 70 mi compro l’equipaggiamento viola e spacco il culo a qualche ally.

martedì 17 giugno 2008

Culi e Cavalli

Sotto richiesta del mio picci, scrivo questo post, anche se al momento non so bene come fare affinché non vengano fuori una serie di parole senza senso.
Ci proviamo.
Prendo spunto dalla recente conversazione avuta con Leo, che mi aggiorna sui suoi amici:
“Sai la Vale di Luca?”
“E’ incinta” lo precedo io
“Come hai fatto ad indovinare?”
Piuttosto facile: un gruppo di 4 coppie di amici, a ruota si sono sposati, a distanza di un anno l’una dall’altra, e adesso è la volta dei figli, sempre a ruota, a distanza di un anno una coppia dall’altra.
Avete presente le gite a cavallo, quelle nelle quali un gruppo di persone (che si conoscano o meno) salgono su dei cavalli addestrati e fanno un’allegra scampagnata?
Io le adoro. I cavalli stanno tutti in fila indiana, il primo guida la fila, gli altri non hanno bisogno che qualcuno controlli dove stanno andando: ogni cavallo segue il culo del cavallo che ha davanti.
A meno che uno dei cavalli non sia preso all’improvviso da un bisogno impellente, continuerà imperterrito a seguire il culo di quello davanti, noncurante di dove lo porti quest’ultimo. Oddio, in realtà a pensarci bene, anche nel caso di un bisogno impellente il cavallo continua a seguire la fila, dando un bruttissimo spettacolo a chi segue il suo culo..
Ho notato che questa caratteristica non è propria solo dei cavalli.
Studiando all’università (e ne ho un’esperienza quasi decennale) mi sono accorta che si tende a seguire il culo di qualche altro studente. Gli esami dati finiscono per essere confrontati con quanti esami ha dato il cavallo con cui stiamo studiando insieme: se siamo in pari la nostra coscienza è apposto, altrimenti nascono i sensi di colpa, e, incredibile, spesso questo avviene indipendentemente dalla cosa più importante: quanto diavolo effettivamente ci stiamo mettendo a dare gli esami!
Guardandomi intorno, ho osservato che questo confronto vale per la laurea, per il lavoro, per i fidanzati, per i matrimoni, per i figli, per i divorzi, insomma, direi che vale per un sacco di cose.
“si stanno sposando tutte le persone che conosco”
Ok, siamo nell’età giusta per sposarsi… ma…
“incredibile, quest’anno si stanno lasciando tutte le coppie che conosco!”
Anche nell’età giusta per lasciarsi?
Mi domando cosa accada quando ci si affianchi ad un cavallo troppo veloce o troppo lento, rispetto al quale non riusciamo a mantenere il passo, perché troppo diverso dal nostro modo di procedere, e mi viene in mente che la cosa più semplice è cercarsi nei dintorni un cavallo che ci vada più a genio, così da riconquistare un po’ di tranquillità per un altro po’ di tempo…
Sfido chiunque a riflettere sulla propria cerchia di amici, quella più “intima”, e a trovare persone con un percorso di vita totalmente diverso dal proprio.
Come psicologa mi vengono in mente due cose:
la teoria del confronto sociale di Festinger, secondo la quale buona parte di ciò che pensiamo di noi stessi deriva da un confronto che facciamo con gli altri, per cui la nostra stessa identità e la nostra autostima, è condizionata da questo confronto, e, seconda cosa, l’euristica della disponibilità, un processo mentale automatico che porta erroneamente a pensare che una cosa sia vera semplicemente perché ci vengono in mente più esempi che confermano la nostra teoria piuttosto che esempi contrari.
Insomma, sia che la mia riflessione sui culi e i cavalli non sia il massimo dell’originalità perché Festinger aveva detto qualcosa di simile diversi anni orsono, sia che la mia teoria sia totalmente inattendibile a causa di una “scorciatoia del pensiero” che mi porta a pensare che la mia esperienza e quella delle persone che conosco sia l’esperienza di tutti, non ne esco molto bene… però che dire, l’idea dei culi e dei cavalli mi fa così sorridere che non sono riuscita a trattenermi dal condividerla!
E tu, sei culo o cavallo?

Where do we go from here?

La questione “blog” è sempre stata spinosa per me..

Da una parte ho sempre guardato con una falsa presunzione di superiorità chi si diletta a raccontare i fatti propri ai quattro venti, mettendo in piazza particolari per lo più insignificanti della propria vita, dall’altra, la pettegola che c’è in me ha sempre scalciato per avere anche lei il suo piccolo spazio pubblico in cui vedere condivisi, criticati o semplicemente raccontati, i propri affari…

In questo gioco di forze era scontato chi avesse la meglio!

Quindi, lasciando libera la mia parte pettegola, apro anche io il mio blog. Si dia inizio alle danze!